Ho scritto in un precedente post (a proposito della sinfonia “Jupiter” di Mozart) che durante lo studio mi è sembrato difficile, alla famosa domanda di chi portare sull’isola deserta – Bach o Mozart – decidere, ma che propendevo per Mozart. Ebbene, ieri il bravo Alessandro Taverna, dopo un Concerto di Schumann eseguito con intelligenza ed eleganza, ha ringraziato il pubblico con un “encore” un tempo popolare, oggi un poco desueto, la trascrizione di Egon Petri dell’Aria “Schafe können sicher weiden” dalla Jagd-Kantate di Bach.

Persino nella tutto sommato detestabile trascrizione di Petri (proposta del resto con gusto e delicatezza da Alessandro) la musica di Bach arriva come una freccia al cuore.  Nonostante l’implacabile logica contrappuntistica, che ci procura un sublime piacere intellettuale, sincerità, schiettezza, verità, emergono come per magia da queste semplici ma perfette linee musicali, che ci procurano una consolazione, un rifugio, un conforto dal quale ci sentiamo come abbracciati.

In questo momento, dunque, la risposta all’annosa domanda, nonostante l’amore e la venerazione per il genio di Salisburgo, non può essere che una: Bach, perché può darci tutto senza dovercelo spiegare.

I wrote in a previous post (about Mozart’s “Jupiter” symphony) that during the study, it was difficult to answer the famous question of who to take to the desert island – Bach or Mozart – but I was leaning towards Mozart. Well, yesterday, the excellent Alessandro Taverna, after a Schumann Concerto performed with intelligence and elegance, thanked the audience with a once-famous “encore,” now a little obsolete: Egon Petri’s transcription of the aria “Schafe können sicher weiden” from Bach’s Jagd-Kantate.

And even in Petri’s all-in-all detestable transcription (proposed nevertheless with taste and delicacy by Alessandro), Bach’s music strikes like an arrow to the heart. Despite the implacable counterpoint logic, which gives us sublime intellectual pleasure, sincerity, honesty, and truth emerge as if by magic from these simple but perfect musical lines, which give us a consolation, a refuge, a comfort that makes us feel embraced. Therefore, the answer to the age-old question, despite the love and adoration for the genius of Salzburg, can only be one: Bach, because he can give us everything without having anything to explain.