Guida al Direttore d’Orchestra elegante

Benevenuti su una nuova rubrica della mia Webpage.

Da un lato scrivo su questo tema, non strettamente musicale ma comunque professionale, perché spesso mi irrita come alcuni colleghi (bravissimi certo) si vestono (spiegherò l’irritazione), e dall’altro perché spesso mi viene chiesto.

Dirigere un concerto, o in genere parteciparvi come musicista, è un privilegio. Come musicisti doniamo al nostro pubblico (ed anche a noi stessi) una gioia spirituale. Questo dono, questo particolare momento, non è cosa abituale, ma è speciale, magica ed alta, ed il messaggio che si dà coinvolge anche il modo in cui ci si veste.

Per questo l’abbigliamento deve essere coerente con questo particolare momento, sottolineandone l’unicità, la serietà ed anche l’importanza. Non si tratta di un’importanza elitista, ma di un’importanza segnata dal fatto che nel momento di un’esecuzione stiamo creando l’opera d’arte che, soltanto scritta sulla carta, non avrebbe ragione di essere.

Quindi, cominciamo.

 

 

Una domanda che spesso mi viene fatta, soprattutto da giovani aspiranti direttori. Come ci si veste per dirigere?

Per il direttore, la risposta è solo una: il Frac.

Con poche limitazioni, che elencherò dopo.

Perché il Frac? Perché è l’abbigliamento più elegante che esista, ma anche perché per il direttore d’orchestra è il più comodo: ne vedremo i particolari.

Letteralmente, il Frac è il nome dato alla giacca, nera, ad un petto, aperta, con falde a coda di rondine (a volte arrotondate) e revers in seta a punta (si dice a lancia). I pantaloni che si portano con il Frac sono senza risvolto e con galloni (singoli o doppi) ai lati di raso o grosgrain.

I pantaloni vanno sostenuti da bretelle, sono quindi senza passanti per la cintura.

Il colore classico è il nero, ma preferibile è il blu mezzanotte (un blu scurissimo) perché non risulta grigio sotto luce intensa (e risulta nerissimo in televisione). Inoltre il blu è un retaggio antico: Lord Brummel inventò il Frac blu all’inizio dell’800, ma con differenti combinazioni.

Il Frac si porta con un gilet (panciotto) bianco di piquè, ad un petto o (più scomodo) a doppiopetto, ed a tre bottoni, in genere di madreperla, ma che possono essere della stessa fattura – ma più grandi – di quelli per la camicia. Si litiga sulla questione se il panciotto debba spuntare sotto la giacca o no. Secondo me, uno o due centimetri vanno permessi ed hanno una certa eleganza, rendendo l’impressione generale un poco più leggera.

Tollerata, anziché il panciotto, è la fascia nera, che però deve essere di seta o di raso.

La camicia ha lo sparato di piqué, il colletto cosiddetto “diplomatico” (colletto alto con le punte rivolt

e verso il basso), asole da entrambe le parti sullo sparato, un’apertura sul lato sinistro per facilitare l’inserimento dei bottoni (mi chiedono spesso se serve all’aerazione!), un’asola supplementare sotto lo sparato da collegare al bottone interno centrale dei pantaloni, polsini semplici (non doppi) con asole per i gemelli.

La classica camicia per il Frac ne asseconda la comodità, quindi non sarà mai “slim fit”, al contrario deve dare spazio ad ampi movimenti (originariamente per il ballo – ma naturalmente vantaggioso anche per un direttore d’orchestra), quindi piuttosto oversize. Solo lo sparato dovrà essere visibile, ed essendo più rigido non avrà pieghe qualsiasi movimento si faccia, emanando eleganza ad ogni movimento.

Il cravattino a farfalla è rigorosamente bianco (solo i camerieri lo possono portare nero), di piqué ed annodato a mano.

Le scarpe sono rigorosamente nere di vernice (una variazione moderna: scarpe da sera in velluto o scamosciate, ma sempre nere).

Le limitazioni: mai all’aperto (spiegherò poi cosa mettere all’aperto), mai prima delle 17.